Estate al mare o al lago? Ecco come mantenere le spiagge pulite

Dati, criticità e buone pratiche per la protezione dell'ambiente.
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Pubblicato il 26/06/26

Mantenere le spiagge pulite, significa molto più che avere un bel panorama estivo: significa ecosistemi sani, acque sicure e un futuro possibile per il territorio che viviamo. Eppure, i dati più recenti raccontano una storia preoccupante. Nel 2025, secondo l'indagine Beach Litter di Legambiente, su 63 spiagge italiane monitorate sono stati raccolti oltre 56.000 rifiuti, con una media di 892 oggetti ogni 100 metri lineari di costa. Il 77,9% di questo materiale era plastica.

Un problema che non riguarda solo il mare. A pochi chilometri da Riva del Garda, il lago che ci circonda racconta una storia simile e ci riguarda da vicino.

Spiagge pulite al lago: la sfida silenziosa del Garda

Quando si pensa all'inquinamento costiero, l'immaginario collettivo corre al mare. Ma i laghi sono ecosistemi altrettanto fragili, e spesso più esposti: le acque interne hanno ricambi più lenti, e ogni rifiuto abbandonato sulle rive o nelle acque tende ad accumularsi nel tempo.

Tra i responsabili più segnalati nelle attività di campionamento: mozziconi di sigarette, frammenti di plastica, materiali da costruzione. Rifiuti che non arrivano solo dall'acqua, ma che vengono abbandonati direttamente sulle spiagge, trascinati dai corsi d'acqua o dispersi dal vento. E a questi si aggiunge il problema delle microplastiche: uno studio recente condotto dall'Università di Trento in collaborazione con la Fraglia della Vela di Riva del Garda ha confermato la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque superficiali del lago, raccolte con un dispositivo Seabin posizionato a pelo d'acqua durante l'inverno 2024–2025.

Spiagge pulite al mare: un obiettivo ancora lontano

Il quadro costiero italiano non è più rassicurante. Nel 2025 la percentuale di spiagge classificate come "sporche" o "molto sporche" secondo il Clean Coast Index (CCI) di Legambiente è salita al 28%, contro il 6,6% del 2024. Nello stesso periodo, le spiagge definite "molto pulite" sono scese dal 42% al 27%.

La plastica monouso continua a dominare i ritrovamenti: bottiglie, tappi, stoviglie usa e getta, cotton fioc. A questi si aggiungono i mozziconi di sigaretta, terzi nella classifica per volume. Un mix che, una volta in acqua, si frammenta in particelle microscopiche che entrano nella catena alimentare degli organismi marini e, risalendo la filiera, anche nella nostra.

L'Unep stima che ogni anno tra 19 e 23 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscano in laghi, fiumi e mari a livello globale, e che questo dato potrebbe quasi triplicarsi entro il 2040 in assenza di interventi strutturali.

Cosa possiamo fare: comportamenti virtuosi e filiera del recupero

Avere spiagge pulite — al lago come al mare — non è solo questione di buona educazione individuale. È il risultato di una filiera che coinvolge cittadini, imprese, amministrazioni e operatori specializzati nella gestione dei rifiuti.

Sul fronte dei comportamenti, alcune azioni fanno la differenza concreta: raccogliere sempre i propri rifiuti, usare contenitori riutilizzabili invece di monouso, segnalare abbandoni illeciti alle autorità competenti, partecipare alle iniziative di pulizia collettiva come quelle promosse ogni anno da Legambiente.

Sul fronte della filiera, invece, il contributo delle aziende è fondamentale. Ralacarta lavora ogni giorno per trasformare i materiali di scarto in risorse: raccogliendo, trasportando e selezionando rifiuti di ogni tipologia e avviandoli ai circuiti del recupero nel rispetto delle normative ambientali.

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